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Global warming: definizione e significato

da Redazione | 10 Gennaio 2020

Global warning è un termine utilizzato dalla letteratura inglese per indicare l’effetto dell’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre registrato negli ultimi cento anni.

Il termine, diventato d’uso comune, è entrato a far parte oggi nel linguaggio comune indicando il fenomeno di surriscaldamento globale o riscaldamento climatico prodotto principalmente dalle attività umane a partire dagli anni della rivoluzione industriale.

In realtà sul tema dell’aumento della temperatura media della superficie terrestre ha ruotato un vero e proprio dibattito all’interno della comunità scientifica, che ha ricondotto il fenomeno in parte a cause naturali ma soprattutto a fattori antropici.

Se con il termine Global Warning si intende il graduale aumento delle temperature mondiali prodotte da gas serra che, accumulandosi intorno alla Terra ne catturano il calore, è anche vero che in climatologia esso può indicare i mutamenti climatici sviluppatisi a partire dalla fine del XIX secolo e tutt’ora in corso.

Il termine “riscaldamento globale”, in particolare, oggi viene ampiamente utilizzato non solo in riferimento alla temperatura dell’atmosfera, ma si estende anche al fenomeno dell’innalzamento del livello dei mari, che, a partire dal XX secolo, hanno subito un surriscaldamento di circa 0,8°C di pari passo a quello dell’aria.

Da una valutazione della letteratura scientifica di settore, oggi il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ritiene che la causa del riscaldamento globale fosse da attribuirsi per il 90% ad una eccessiva concentrazione di gas serra prodotta da attività umane, ipotesi approvata nel corso degli anni dalle accademie scientifiche dei principali paesi industrializzati.

Vediamo quindi quali sono le principali cause antropiche del fenomeno definito Global Warning e quali le implicazioni.

Global Warning: cause antropiche e implicazioni

La temperatura terrestre si mantiene ad un livello ottimale per la vita umana essenzialmente per mezzo di quattro fattori fondamentali:

  • Irraggiamento solare che rappresenta la principale fonte di energia per l’effetto serra;
  • calore interno della terra;
  • atmosfera terrestre che contribuisce a ridurre gli sbalzi termici quotidiani e quelli stagionali;
  • effetto serra naturale che ha il ruolo di amplificare l’effetto dell’irraggiamento solare.

Il riscaldamento globale non è altro che l’alterazione di uno di questi parametri, nel caso dell’effetto serra e dell’irraggiamento solare ciò avviene per mezzo delle attività umane ossia attraverso lo sfruttamento eccessivo dei combustibili fossili.

Lo stesso sistema climatico si modifica per effetto di alcune cause o fattori esterni ad esso, tra questi i cambiamenti nella composizione dell’atmosfera, la luminosità solare, le eruzioni vulcaniche e alcune variazioni dell’orbita terrestre intorno al Sole.

Oggi gli scienziati concordano nell’affermare che l’aumento della temperatura media del pianeta sia da attribuire ad alcuni fondamentali fattori quali effetto serra, attività vulcanica, deforestazione, aerosol e fuliggine.

Vediamo nel dettaglio per prima cosa che cos’è l’effetto serra antropico per distinguerlo da quello naturale per poi passare in rassegna le implicazioni delle varie attività umane sul cambiamento climatico.

Effetto serra: che cos’è e come funziona

Per effetto serra si intende la capacità della terra di trattenere nell’atmosfera buona parte dell’energia solare consentendo di mantenere la temperatura della superficie terrestre ad un livello ottimale per lo sviluppo della vita.

Questo è reso possibile grazie ad alcuni gas presenti naturalmente nell’atmosfera, chiamati gas serra, come il vapore acqueo, l’anidride carbonica, il metano e l’ozono, che filtrano le radiazioni infrarosse impedendo ai raggi solari di disperdersi nello spazio e indirizzandoli nuovamente verso il basso.

Questo fenomeno naturale, grazie allo sfruttamento delle radiazioni elettromagnetiche provenienti dal Sole, permette di mantenere la temperatura superficiale della Terra, che sarebbe di -18°C in assenza di atmosfera, intorno ai 15°C.

L’effetto serra naturale si distingue da quello causato da attività umane o antropiche, come i trasporti, l’agricoltura e l’allevamento, che sono responsabili dall’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera e dell’aumento, in generale, dei gas serra.

Apriamo una breve parentesi per capire che cosa sono i gas serra e quali le implicazioni sull’ambiente.

Effetto serra antropico: i gas serra e gli effetti ambientali

I gas serra, oltre ad essere di origine naturale, possono essere causati da attività antropiche che non fanno altro che accentuare l’effetto serra attraverso l’ossidazione di sostanze che contengono carbonio, con conseguenze disastrose per l’ambiente.

Per parecchi secoli la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è rimasta invariata grazie ad alcuni meccanismi naturali come la fotosintesi, processo che permette alle piante di ridurre la percentuale di anidride carbonica presente nell’atmosfera tramite organicazione.

Sebbene la respirazione dei vegetali e la decomposizione della materia organica siano responsabili di diffondere nell’atmosfera quantità di anidride carbonica fino a 10 volte superiori rispetto a quelle rilasciate dalle attività umane, queste emissioni nei secoli sono state bilanciate oltre che con la sintesi clorofilliana anche grazie all’assorbimento degli oceani.

Tuttavia, con l’avvento della Rivoluzione industriale, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha subito un incremento pari circa al 37,5%, mentre la quantità del gas metano è quasi raddoppiata,

L’aumento delle attività di sfruttamento agricolo e di deforestazione, il diffondersi delle attività minerarie ed industriali, infatti, sono stati fattori determinanti nell’aumento delle emissioni nocive in atmosfera.

Soprattutto nei paesi più sviluppati, lo sfruttamento dei combustibili fossili per il riscaldamento di edifici e l’alimentazione delle centrali energetiche oltre che per alimentare i mezzi di trasporto, hanno generato una concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera pari al 95% e sono responsabili dell’aumento del 20% di quelle di metano e del 15% di quelle di protossido di azoto.

A ciò si aggiungono i gas esclusivamente di origine umana immessi nell’atmosfera, il cui potenziale di riscaldamento è nettamente superiore a quelli presenti in modo naturale, quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC), esafluoruro di zolfo (SF6), idroclorofluorocarburi (HCFC), clorofluorocarburi (CFC).

Alcuni studi hanno evidenziato che soltanto nel 2010 le emissioni di gas serra di natura antropica sono state pari a 49 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, il 65% delle quali derivava dalla combustione fossile e dall’industria, l’11% proveniva dallo sfruttamento del suolo e dalla deforestazione, il 16% era gas metano, il 6,2% protossido di azoto e solo il 2% era rappresentato da gas fluorati.

Se queste emissioni dovessero aumentare seguendo questo ritmo, secondo l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) la temperatura dell’atmosfera terrestre rischierebbe di aumentare fino a 4°C entro il 2100.

Se considerassimo la Terra come sistema complesso e in virtù del fatto che l’anidride carbonica ha una durata media in atmosfera di circa 100 anni, potremmo facilmente intuire come non sia possibile ridurne in breve tempo le emissioni nocive.

Se ciò non dovesse avvenire, secondo gran parte della comunità scientifica, si andrebbe incontro ad un progressivo aumento delle temperature con conseguente innalzamento del livello dei mari e ingenti cambiamenti climatici e fenomeni meteorologici di elevata criticità come cicloni e ondate di caldo o freddo.

Proprio allo scopo di ridurre progressivamente le emissioni di gas serra, nasce il Protocollo di Kyoto, un accordo internazionale siglato nel 1997 tra i principali paesi industrializzati al fine di stabilire un impegno comune contro il fenomeno del surriscaldamento globale.

Uso del suolo e deforestazione

I cambiamenti nell’uso del suolo, di cui la deforestazione rappresenta l’aspetto più significativo, rappresentano una delle principali cause di surriscaldamento globale dell’atmosfera.

A fronte di un 50% di terra occupata dall’agricoltura, le foreste rappresentano soltanto il 37%, percentuale che sembra essere in continua diminuzione proprio a causa delle attività umane.

I processi di utilizzo del suolo prevedono, infatti, sempre più l’impiego di prodotti agricoli come olio di manzo e di palma, coltivazione agricola a breve termine e incendi, fattori che ne determinano un cambiamento permanente.

Oltre ad assorbire elevate quantità di carbonio, questi processi incidono sulla modifica della vegetazione, che a sua volta si riflette sulla temperatura locale e sulla quantità di luce riflessa nello spazio o di calore.

In particolare la deforestazione incide negativamente sull’atmosfera favorendo il rilascio di composti chimici e aerosol.

Vediamo di che cosa si tratta e quali sono le conseguenze sul clima di una eccessiva diffusione di queste sostanze.

Aerosol e fuliggine

Con il termine aerosol ci si riferisce all’insieme di particelle solide e liquide provenienti da vulcani, plancton o da prodotti inquinanti derivanti dall’attività umana che, riflettendo la luce solare, provocano un raffreddamento del clima.

Il fenomeno noto come oscuramento globale verificatosi dal 1961 al 1990, intenso come riduzione della quantità di luce solare sulla superficie terrestre, fu attribuito proprio ad aerosol derivanti dalla combustione di combustibili fossili e da biocarburanti.

Dal 1990 ad oggi, invece, gli aerosol sembrano aver fatto registrare un calo limitando, così il riscaldamento globale, a differenza della fuliggine, che invece sembra concorrere a questo fenomeno.

Il carbonio nero presente nella fuliggine, infatti, è responsabile dell’aumento dell’assorbimento di luce solare ed allo stesso tempo contribuisce ad un innalzamento del livello del mare.

La presenza di fuliggine sospesa nell’atmosfera è in grado di assorbire direttamente le radiazioni solari, provocando un surriscaldamento dell’atmosfera la cui superficie subisce, invece, un raffreddamento.

Attività vulcanica

Tra i fattori alla base del surriscaldamento globale, secondo alcune interpretazione, vi sarebbe anche l’attività vulcanica.

Analizzando le eruzioni vulcaniche del XX secolo si è arrivati a concludere, infatti, che l’emissione di polveri nell’atmosfera da parte dei vulcani in attività, sono responsabili di variare la distribuzione delle radiazioni solari che giungono al suolo, alterando così uno degli elementi fondamentali del sistema climatico.

Per questo motivo le eruzioni vulcaniche analizzate nel periodo compreso tra il 1918 e il 1948 sarebbero ritenute responsabili di un processo di riscaldamento atmosferico a lungo termine generato per inerzia del sistema climatico.

Global Warning: effetti e conseguenze

Tra i principali effetti dei cambiamenti climatici, i modelli climatici dell’IPCC sembrano evidenziare un aumento della temperatura media compresa tra 1,4 e 5,8 gradi, con gravi conseguenze che vanno dallo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte polari ad un’alterazione delle piogge.

Il fenomeno definito Global Warning si ripercuoterebbe, secondo alcuni studi, anche su specie animali e floreali, la cui possibilità di estinzione entro il 2050 sembrerebbe compresa tra il 18% e il 35%.

Da non trascurare anche altri fattori di particolare gravità che vanno dalla diffusione di pericolose malattie come la malaria, alla riduzione dello strato di ozono fino ad una acidificazione degli oceani.

Gli effetti dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento hanno un impatto significativo in tutto il mondo anche se in misura variabile e per nulla omogenea.

Le aree meno sviluppate insieme a quelle a bassa latitudine sono quelle esposte ai rischi più elevati ed intere regioni quali Artico, Africa e piccole isole asiatiche subiscono gli effetti più negativi del fenomeno, sia diretti, come le condizioni meteorologiche estreme, che indiretti come malnutrizione.

Questo drammatico quadro richiede un considerevole sforzo verso uno sviluppo sostenibile che comporti una graduale riduzione dei combustibili fossile ed un uso sempre più consapevole di energia pulita da fonti rinnovabili.

Per arginare il fenomeno del surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici in corso è necessario un impegno verso una riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra incentivando politiche di risparmio ed efficienza energetica.

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