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Quali sono i maggiori paesi produttori di energia elettrica

da Redazione | 10 Ottobre 2019

La scoperta dell’energia ha creato nei secoli importanti trasformazioni che hanno modificato lo stile di vita delle popolazioni generando importanti equilibri geopolitici ed economici.

La produzione dell’energia, fossile o rinnovabile, determina il monopolio di alcuni Stati definendone i rapporti con le principali potenze e incidendo sull’economia globale.

La diversificazione dell’energia nel tempo ha favorito il monopolio di alcuni produttori, che si sono affermati come leader di veri e propri settori, dal petrolio al fotovoltaico.

In questo contesto si innescano ogni giorno di più nuovi equilibri e intese, conseguenti ai cambiamenti nell’economia, in una vera e propria corsa alle rinnovabili, che tendono a prendere sempre più piede accanto ai combustibili fossili.

A questo proposito i dati riportati da BP (British Petroleum) sulla base degli studi effettuati nel 2017 e riguardanti il 2016 risultano particolarmente utili per individuare i paesi che detengono il monopolio nella produzione e nel consumo di energie rinnovabili.

Analizziamo brevemente lo spaccato che emerge dall’analisi di questi dati per poi aprire una parentesi sulla produzione di energia nel nostro Paese.

Quali sono i maggiori paesi produttori di energia elettrica: i dati di British Petroleum

Un’analisi incrociata dei dati riportati da BP con quelli emersi dai rapporti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ed Enerdata evidenzia come gli Stati Uniti siano la prima potenza per produzione di gas naturale, nucleare e geotermico, secondi solo all’Arabia Saudita per produzione di petrolio e alla Cina per quella di carbone, eolico e solare termico.

Per quanto riguarda il consumo di energia al primo posto troviamo sempre la Cina, seguita ancora una volta dagli Usa, mentre l’India si aggiudica il terzo posto del podio.

Per quanto riguarda l’Italia la produzione di energia elettrica riguarda prevalentemente i combustibili fossili come gas naturale, petrolio e carbone, per la maggior parte di importazione estera.

Fortunatamente il settore delle energie rinnovabili è in crescita e sempre più rilevante nella produzione di energia risulta essere lo sfruttamento del geotermico, dell’eolico, dell’energia solare e delle biomasse.

La produzione di energia elettrica in Italia: i dati ISPRA

Secondo i dati emersi dal Rapporto ISPRA sui fattori di emissione di gas a effetto serra nel settore elettrico nazionale e nei principali paesi europei, l’Italia nel 2017 avrebbe raggiunto la quota più elevata di energia elettrica prodotta da energie rinnovabili, in cui sarebbe risultata seconda solamente alla Svezia.

Lo studio ha analizzato i principali parchi termoelettrici di alcuni paesi dell’Unione Europea, tra cui Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Polonia e Svezia, al fine di valutarli sulla base di alcuni fondamentali parametri, come la tipologia dei combustibili utilizzati e le emissioni di gas inquinanti.

Dal confronto con le principali potenze europee emerge un quadro positivo per l’Italia, per la quale si riscontra una diminuzione delle emissioni di gas nocivi pari al 31% rispetto al 2005, che la classifica in seconda posizione dietro al Regno Unito, che fa registrare un calo del 56%.

Per quanto riguarda il rendimento del parco termoelettrico nazionale in termini di produzione di energia elettrica e calore, i dati sono piuttosto incoraggianti evidenziando una media (53,7%) superiore di quella europea (51,3%).

Dopo il calo del 2008 verificatosi in concomitanza con la crisi economica, dunque, sembra esserci stata una ripresa nella produzione di energia, che si sviluppa di pari passo con la crescita delle fonti rinnovabili, che negli ultimi 10 anni sembrano svilupparsi con grande rapidità.

La sfida è stata in realtà lanciata già nel 2005 dalla Svezia, che ha aumentato gli investimenti nel settore dell’energia solare ed eolica nell’ottica di una totale eliminazione dei combustibili fossili che la rendesse un paese al 100% rinnovabile.

Questo ambizioso progetto ha ispirato in realtà anche altri Paesi, che hanno iniziato a percorrere la strada verso le energie rinnovabili mettendo a punto precise strategie.

Energia elettrica e fonti rinnovabili: paesi a confronto

Ecco una panoramica che illustra le nazioni coinvolte nella corsa verso le rinnovabili e i principali progetti finalizzati alla salvaguardia l’ambiente.

Costa Rica

Tra i paesi che mirano alla totale indipendenza dai combustibili fossili al primo posto troviamo il Costa Rica, un piccolo stato che punta alla salvaguardia dell’ambiente con lo sfruttamento dell’idroelettrico, del geotermico, del solare e dell’eolico.

L’ambizioso progetto del Costa Rica lo ha portato a conseguire importanti risultati, tra cui un record ambientale nella produzione di energia elettrica.

Come rivela il Centro Nacional de control de energia de Costa Rica, agli inizi del 2017 questo Paese avrebbe prodotto il 99.35% di elettricità da fonti rinnovabili, un risultato mai raggiunto negli ultimi trenta anni.

L’energia prodotta in Costa Rica proviene da combustibili fossili soltanto per lo 0,65%, mentre il 74,84% è ottenuto dall’idroelettrico, l’11,10% dagli impianti geotermici, l’11,92% da quelli eolici, infine lo 0.01% dall’energia solare.

Ancora rimane tanta strada da percorrere per ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera nel settore trasporti, che ne è responsabili per un buon 40% e rappresenta il 70% del petrolio utilizzato.

Nicaragua

Anche il Nicaragua, confinante con il Costa Rica, si pone l’obiettivo della rapida corsa verso le rinnovabili ottenendo risultati a dir poco sorprendenti.

La linea è stata incoraggiata fin dal 2007, anno della presidenza di Enrique Bolaños, il cui esempio è stato seguito dai successori a tal punto che il paese nel 2012 ha investito la quinta più alta percentuale mondiale del suo Pil nelle energie rinnovabili.

Nel giugno del 2015 le fonti rinnovabili in Nicaragua coprivano il 55% di tutta la produzione di energia elettrica, percentuale che il paese vorrebbe far aumentare fino al 90% entro il 2020.

Uruguay

Per quanto l’impegno dell’Uruguay verso le energie rinnovabili sia relativamente recente, questo paese si colloca già nel 2016 davanti a nazioni come la Danimarca, la Spagna e la Germania nello sfruttamento dell’energia eolica.

Solo dieci anni prima, il paese iniziò l’ambizioso progetto nelle energie più pulite nell’ottica della sostenibilità ambientale investendo il 3% del proprio PIL nelle fonti rinnovabili.

Oggi l’Uruguay può riscontrare un sorprendente successo del suo piano di azione e la buona riuscita degli investimenti crescenti nell’eolico e nel solare, reso possibile da un sistema normativo efficiente e sostenuto da un’intensa collaborazione tra comparto pubblico e privato.

Dopo soli 10 anni l’Uruguay è riuscito infatti ad ottenere il 95% dell’energia da fonti rinnovabili grazie allo sfruttamento dell’idroelettrico, dell’eolico, del fotovoltaico e delle biomasse, coprendo un buon 55% del consumo energetico totale della nazione.

Stati Uniti

Se rapida è stata la transizione dell’Uruguay verso le energie più pulite, non altrettanto facile e lineare è stato il percorso degli Stati Uniti, in cui soltanto il 13% dell’energia consumata proviene da fonti rinnovabili.

Sebbene gli Usa si collochino al quinto posto nel mondo per potenza degli impianti di solare fotovoltaico e secondi solo alla Cina per capacità degli impianti eolici, tuttavia continuano ad essere i principali responsabili delle emissioni nocive a livello mondiale.

La domanda di energia supera, infatti, fortemente la capacità rinnovabile degli Stati Uniti, per quanto le energie rinnovabili sembrano crescere di giorno in giorno, soprattutto per quanto riguarda l’eolico e il fotovoltaico.

Si stima che il maggiore ricorso alle fonti rinnovabili potrebbe portare in soli 15 anni ad una riduzione di circa l’80% delle emissioni nocive nell’atmosfera.

Germania

Gli investimenti nel fotovoltaico sono stati incoraggiati dalla Germania fin dagli anni Ottanta, dando vita ad a un percorso che l’ha resa presto leader nella capacità del solare fotovoltaico.

Quello stabilito dalla Germania è stato definito un vero e proprio record nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, che hanno generato circa 12,5 miliardi di KWh, prevalentemente dallo sfruttamento degli impianti solari ed eolici.

Secondo le statistiche prodotte dall’International Wirtschaftsforum Regenerative Energien (IWR) questo è stato il valore più alto che la Germania avesse mai fatto registrate in un mese.

Oggi la Germania è il paese industrializzato in grado di soddisfare la percentuale più alta (78%) di domanda di elettricità quotidiana grazie alle energie rinnovabili.

Islanda

Un altro primato di rilievo nel percorso verso le rinnovabili appartiene all’Irlanda, che detiene il record mondiale della quantità di energia rinnovabile prodotta pro capite.

Quasi il 100% della domanda di energia del paese è soddisfatta dalle fonti rinnovabili, in particolare dallo sfruttamento degli impianti idroelettrici e dalla geotermia, con la quale si provvede anche al riscaldamento delle abitazioni.

L’energia geotermica è generata attraverso fonti geologiche come vulcani e rocce, di cui viene sfruttato il calore. Quella verso l’energia geotermica è stata una lenta evoluzione, iniziata un secolo va e sviluppatasi in maniera accentuata con la seconda guerra mondiale e la crisi petrolifera degli anni Settanta.

Il primato dell’Irlanda riguarda proprio la geotermia rinnovabile da cui proviene più del 50% dell’energia prodotta dal Paese, in cui il 30% dell’elettricità è prodotta dallo sfruttamento dei vapori del sottosuolo.

Danimarca e Svezia

Gli ambiziosi progetti di Danimarca e Svezia nella produzione di energia verde hanno spinto questi due paesi verso significativi investimenti a cui si devono alcuni record mondiali nell’eolico e per l’industria.

In particolare la Danimarca ha puntato sull’eolico, ottenendo fin dal 2015 il 42% dell’energia elettrica dal vento, stabilendo in questo modo la più alta percentuale di energia eolica prodotta al mondo.

Questo risultato, ottenuto grazie alle sue industrie leader nella produzione di impianti eolici e grazie a pale e turbine che vengono anche esportate in tutto il mondo, è ancora lontano dall’obiettivo del paese, che persegue l’ambizioso progetto di diventare al 100% libero dai combustibili fossili entro il 2050.

Elevati anche gli investimenti della Svezia, che per il quadriennio 2017-2020 ha riservato 1,4 miliardi di euro di fondi pubblici nelle energie rinnovabili.

Cina

Per quanto la Cina, allo stesso modo degli Stati Uniti, sia uno dei paesi a cui si imputa la maggiore responsabilità delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, essa si colloca comunque tra i leader del settore delle rinnovabili.

Fin dal 2014 questo paese si è classificato in cima alla classifica mondiale per capacità installata negli impianti eolici e al secondo posto per capacità degli impianti solari fotovoltaici.

L’impegno della Cina, a fonte di una domanda di energia che tende ad aumentare ogni anno per un buon 10%, è finalizzato a cercare di ottenere una maggiore sicurezza ed efficienza energetica, orientandosi verso la totale eliminazione del carbone e la riduzione delle emissioni di gas inquinanti.

I risultati di questo progetto sono già tangibili visto che la Cina si classifica oggi come il principale produttore di pannelli fotovoltaici e il primo paese al mondo per produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare eoliche, solari e idroelettriche.

Marocco

Non meno ambiziosi sono i progetti del Marocco verso la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Nel 2016 è stato inaugurato il più grande impianto solare a concentrazione, il cui costo ammonta a 9 miliardi di euro, a testimonianza dell’impegno economico del paese nel settore delle rinnovabili.

Il progetto avviato in concomitanza con l’installazione di impianti eolici e idroelettrici dovrà fornire entro il 2020 la metà dell’energia elettrica all’intero paese, consentendo un risparmio annuo di circa 240.000 tonnellate di CO2.

Kenya

Sul geotermico e sull’eolico, oltre che sul solare, oggi punta anche il Kenya al fine di ridurre i costi delle importazioni di energia elettrica.

Già nel 2015 il geotermico rappresentava il 51% della produzione di energia elettrica, incremento significativo rispetto al 13% registrato solo cinque anni prima.

Non meno significativi gli investimenti nell’eolico, che si sono concretizzati nella costruzione del più grande parco dell’Africa, in grado di soddisfare il 20% della domanda di energia elettrica del Paese.

La combinazione dei progetti permetterà al Kenya di produrre circa il 71% dell’energia da fonti rinnovabili. Oggi il Kenya, oltre ad essere leader del continente nel geotermico, si classifica tra i paesi con il maggior numero di impianti fotovoltaici installati in relazione al numero di abitanti.

Le difficoltà di collegamento alle reti elettriche vengono superate grazie a micro griglie elettriche che permettono l’accesso all’energia alle comunità rurali.

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